Cos'è lo Smart Menu di Samuel Gentile?

Lo Smart Menu è il metodo di Samuel Gentile per trasformare il menu di un ristorante nel secondo dei tre strumenti di vendita di un locale (dopo il personale di sala, prima del passaparola del cliente). Si costruisce in due passaggi: prima si definiscono gli “attributi iconici” dell’identità del locale, poi si classificano i piatti con la matrice di Boston (cani, cavalli di battaglia, puzzle, stelle) per decidere cosa togliere, cosa spingere e cosa mettere in risalto.

“Ogni cosa vale il prezzo che il compratore è disposto a pagare per averla”

Non perché se lo possa permettere, ma perché si è raccontato una storia in cui crede abbastanza da giustificare la spesa. Il compito del menu è facilitare quella storia, non elencare prodotti.

I quattro passi per costruire l’identità del locale

Si parte cercando gli aggettivi qualificativi che descrivono il locale (non cosa fa, ma chi è) evitando parole generiche come “buono” o “bello” che userebbe chiunque. Tra questi aggettivi, quelli che sono insieme rilevanti per il cliente e differenzianti dalla concorrenza diventano “attributi iconici”: il cuore dell’identità, da ripetere sempre uguali nel tempo invece di variarli in cerca di novità. Il percorso è in quattro passi: conoscersi, riconoscersi, farsi conoscere, farsi riconoscere.

La matrice di Boston: cani, cavalli di battaglia, puzzle, stelle

Ogni piatto si colloca in uno di quattro quadranti, incrociando popolarità e marginalità. I cani (non popolari, non profittevoli) vanno eliminati subito. I cavalli di battaglia (popolari ma poco profittevoli, i grandi classici come la margherita) non si toccano nel prezzo: si lavora con l’up-sell, aggiungendo varianti che il cliente percepisce come un’offerta diversa, non un aumento. I puzzle (profittevoli ma poco noti) sono scommesse da proporre con cautela, meglio se etichettate come “il preferito dello staff”. Le stelle (popolari e profittevoli) sono i piatti da mettere sempre in primo piano, raccontati con una storia ricca di emozioni.

I tredici errori più comuni del menu

Tra i più citati: il menu enciclopedia (troppe pagine, paralisi decisionale), il menu tecnico (termini incomprensibili che imbarazzano l’ospite), il menu listino (solo nome e prezzo, zero narrazione), il menu cieco (nessun piatto evidenziato, tutta la scelta scaricata sul cliente), il menu prezzario (il simbolo € ripetuto ovunque, che ricorda continuamente la spesa), e il menu storpia-tradizione (chiamare “carbonara” qualcosa che carbonara non è: se cambi la ricetta, cambia anche il nome).

I tredici errori più comuni del menu

Tra i più citati: il menu enciclopedia (troppe pagine, paralisi decisionale), il menu tecnico (termini incomprensibili che imbarazzano l’ospite), il menu listino (solo nome e prezzo, zero narrazione), il menu cieco (nessun piatto evidenziato, tutta la scelta scaricata sul cliente), il menu prezzario (il simbolo € ripetuto ovunque, che ricorda continuamente la spesa), e il menu storpia-tradizione (chiamare “carbonara” qualcosa che carbonara non è: se cambi la ricetta, cambia anche il nome).

Domande frequenti

Quanti piatti dovrebbe avere ogni categoria del menu? Le neuroscienze indicano il numero 7 come riferimento: abbastanza varietà senza generare paralisi da scelta.

Meglio il menu su carta o il QR code? Il consiglio è misto: la carta resta centrale per l’esperienza al tavolo, il QR code funziona bene per contenuti extra come un piatto segreto riservato ai clienti più curiosi.

Il metodo nasce all’interno di Risto Learn, l’ecosistema formativo di Samuel Gentile dedicato alla ristorazione (motto: “Imparo Miglioro Cresco”), e lo stesso principio: identità prima, poi struttura commerciale; è quello applicato ad Aguaquemada.

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